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Spettacoli
"Processo a Dio"
Dramma in due atti di Stefano Massini
Padiglione 41, campo di concentramento di Lublino-Majdanek.
Un vasto e gelido ambiente prefabbricato, in cui il marrone
predominante del legno è di continuo soffocato dal grigio
torvo di ferro e cemento.
Nel complesso uno spazio scuro, dall’identità impropria,
indecifrabilmente sospeso fra una cattedrale, un mattatoio
e un gigantesco magazzino.
Qui la macchina industriale del lager raccoglie da anni
ridicoli residui di umanità divenuti inutili:
fra queste pareti viene ammassato tutto ciò
che aveva un senso aldilà dei fili spinati, tutte le prove
di uno ieri cancellato nell’oggi dell’arbeit macht frei.
Abiti, fotografie, libri, giocattoli:
tutto ciò che faceva le età di un uomo ma di cui un numero
non avrà più bisogno.
Per il resto nessuna finestra, nessun vetro, nessun varco.
Nessuna via di fuga.
“L’Eterno risponda a tutte le tue domande”.
“Non c’è uomo sulla terra che non si scagli almeno
una volta contro Dio”.
“Il processo a Dio non comincia adesso, non si è mai interrotto da cinquemila anni”.
E’ ambientato alla fine della seconda guerra mondiale.
Narra di alcuni prigionieri ebrei del lager di Majdanek
scampati all’odio razzista.
Elga Firsch famosa attrice di teatro, con tutto il suo dolore,
la sua sofferenza, il suo svuotamento... senza aver mai
perso la propria dignità di donna e di persona,
convince alcuni sopravvissuti a seguirla in una travolgente
impresa al solo scopo di avere un colpevole.
Riconoscere l’esistenza di un’entità superiore che
decide del destino degli uomini e chiedergli ragione di quanto
è accaduto, postulando che l’assurda tragedia
abbia un senso imponderabile, è “Processo a Dio”.
D’altra parte, negare l’esistenza di quell’entità vorrebbe dire
mettere in discussione l’esistenza stessa di Dio – o meglio,
credere alla possibilità che una tragedia di tale portata
possa essere generata da un mero concorso di casualità.
Elga, vorrebbe risposte a domande quasi impossibili da porsi in quanto:
“l’Eterno non si interroga” dal momento che:
“sono 5.700 anni che gli ebrei fanno il processo a Dio,
5.700 anni che vivono nei lager, gridano, non si arrendono,
vogliono sapere. Un processo corretto presuppone l’assunzione
di non colpevolezza fino a prova contraria”.
Ma Elga Firsch reclama la propria necessità di individuare un colpevole, ci sarà?
- premio fibre di scena 2012
- gradimento del pubblico 2013
- migliore scenografia 2014
- migliore attrice protagonista 2014